lo spazio del traduttore

– dove le idee scelgono nuove lingue

Il mio spazio chiuso che si apre al mondo

In verità non è il solo luogo dove esercito la mia professione : il mio PC infatti condivide settimanalmente alcuni angoli di due appartamenti distinti, ma questo è certamente quello che preferisco per la sua intima quiete ed eleganza. Ho intorno a me tutto cio’ che mi serve, senza che appaia un ambiente stracolmo di volumi polverosi ostentati come « trofei » di una lunga e veneranda « carriera traduttoria ». Ho cominciato questa professione quando i libri stavano per lasciare finalmente il passo ad Internet, ai forum e ai glossari in formato elettronico. I mobili intorno a me sono tutti antichi, dallo stile décapé provenzale, visto che a pochi passi da qui il mar Mediterraneo accarezza gradevoli spiagge di sabbia chiara. Ho la fortuna infatti di lavorare a Antibes in Francia ; quando sono troppo stanca, in estate, non nascondo che stacco un attimo e vado volentieri a rilassarmi in spiaggia. Essere traduttore freelance ha infatti i suoi vantaggi anche se l’isolamento prolungato è un aspetto che non bisogna sottovalutare quando si sceglie questa professione. Io preferisco lavorare in città, in passato vivendo in piena campagna, mi trovavo chiusa nel mio ambiente per ore ed ore senza la possibilità, qualora ne sentissi il bisogno, di immergermi del mondo attivo di una vivace cittadina.

A mio parere il traduttore ha bisogno di calma e raccoglimento, ma l’isolamento forzato non giova certo allo suo spirito creativo. Quando lavoravo in Borgogna all’inizio adoravo la mia stanza; purtroppo non conservo nessuna foto di tale soggetto, ma il ricordo di quelle pareti in pietra a vista, le travi in legno, i mobili rustici, le ampie finestre e i lucernari è impresso nella mia mente in maniera quasi indelebile. E’ strano come il traduttore, pur navigando artificialmente nei diversi oceani testuali (mi riferisco soprattutto al traduttore letterario) ha bisogno di ancorarsi di tanto in tanto in un porto conosciuto e sicuro : la stanza che lo accoglie. Quell’ambiente mi ha giovato ma francamente preferisco la logistica attuale. La bella stanza isolata in campagna aveva certo un forte fascino, specialmente nei primi tempi, ma con lo scorrere dei mesi la doppia solitudine mi soffocava un po’, facendo sorgere in me un desiderio di evasione in un mondo più dinamico.

La stanza attuale mi accoglie calda e solare, anche se non farei certo a meno della climatizzazione, che mi rinfresca piacevolmente durante ore e ore di totale concentrazione. Lavorare al caldo e all’umido è infatti inconcepibile per me. Il fatto di sentirsi sudati e a disagio rallenta notevolmente la mia concentrazione : tutto deve favorire alla perfetta riuscita del lavoro e nei tempi più brevi possibili. Anche il disordine è per me insopportabile : ogni giorno prima di installarmi nella mia postazione ripasso il pavimento, spolvero gli arredi, bagno le piccole piantine che mi fanno compagnia e vaporizzo nell’aria un ottimo prodotto agli olii essenziali, che, abbinato alla freschezza dell’aria, rende l’ambiente ancora più gradevole e propizio ad un’attività intellettuale piacevole e fruttuosa.

A mio parere il traduttore crea il suo ambiente di lavoro quasi a sua « immagine e somiglianza » più di qualsiasi altro professionista. L’ambiente non ha l’obbligo di essere adeguato al ricevere della clientela come per un avvocato, uno psicologo o un consulente finanziario, quindi non ha vincoli in questo senso. Non ha bisogno di strumenti troppo voluminosi come un medico specialista : il traduttore è libero di arredare il suo microcosmo quasi senza limiti, seguendo i propri gusti e aprendosi al mondo come fosse una finestra libera da vetri ed ostacoli.

Elisabetta Bertinotti

Laureta in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha iniziato la sua carriera come regista di supporti multimediali e  multilingue ed assistente di produzione presso due importanti agenzia di comunicazione milanesi, coltivando da sempre l’amore per la scrittura e la creazione linguistica legata al mondo della pubblicità e delle imprese. All’inizio del 2002 si trasferisce in Francia e con un’équipe franco-italiana fonda lo studio di traduzioni Lipsie Languages. Nei primi anni di attività lavora intensamente oltre 10 ore al giorno su innumerevoli progetti, spaziando dai settori culturali/artistici, tecnici, legali ed informatici, soddisfando puntualmente il suoi clienti grazie alla sua straordinaria polieditricità. Attualmente sceglie unicamente di tradurre testi dal taglio letterario dal francese, scrive sul suo blog e sui siti dell’agenzia di traduzioni articoli di settore. Ama Internet e le sue inesauribili risorse che cerca di sfruttare al meglio per sponsorizzare efficacemente la sua professione e l’azienda in cui lavora.

 

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