lo spazio del traduttore

– dove le idee scelgono nuove lingue

Archivi per il mese di “settembre, 2012”

Lo spazio ideale del traduttore – come possiamo immaginarlo con una semplice descrizione?

Perché ne parlo come uno spazio ideale? Perché per me ideale è la mia professione che amo e esercito da oltre sei anni. Il mio spazio l’ho creato gradualmente, visto che all’inizio questo piccolo ambiente di lavoro conteneva solo la mia scrivania, una poltrona e un mobiletto basso per apporgiarvi il modem WI-FI.

Ora l’ho arricchito con altri arredi e supellettili, ho scelto sempre i pezzi più importanti a colpo sicuro perché era cosi’ che me lo immaginavo finito quando ho iniziato ad arredarlo. Per me è ideale visto che quando mi ci rifugio, vi godo sempre  della massima tranquillità.

Lo stile è quello classico, un arredo capace di trasfondere in un ambiente di lavoro quel senso di comfort tipico dei mobili sapientemente intagliati in legno. Il pavimento è in marmo grigio cristallizzato, mentre le pareti sono rivestite dello stesso legno dei tre mobili principali : la scrivania, la doppia biblioteca e un tavolino basso  posto ad angolo.

La mia poltrona, trapuntata in alcantara color lavanda chiaro, è comodissima anche se molto sporchevole. Ammetto di essere un po’ fissata sull’ordine e la pulizia ma vista la sua tinta piacevole ma chiara, sono solita a pulirla almeno una volta alla settimana, prima spolverandola poi ripassandola con un panno bianco in cotone, leggermente inumidito.

Il soffitto, come nel resto dell’appartamento è fatto a cassettoni in legno laccato color ghiaccio. Ho completato l’arredamento della stanza con due tappeti orientali e due punti luce stile liberty, una al soffitto e l’altra da tavolo, appoggiata accanto a me.

Ecco il mio spazio ideale totalmente realizzato  – vi lavoro almeno cinque ore al giorno e non è escluso che vi ritorni anche per leggere un libro o scrivere un breve scritto per Internet come sto facendo in questo momento. Questi sono momenti di relax che adoro passare in questa stanza, ripeto, il mio spazio ideale, lo spazio di un traduttore che adora il suo mestiere.

Marta Dossi

Traduttrice e interprete di conferenza, lavora come traduttrice freelance da oltre sei anni presso diverse società di traduzioni. La sua specializzazione è la traduzione scientica/farmaceutica visto che ha conseguito una laurea in farmacologia presso l’Università di Toronto.

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Lo spazio che non tradisce il traduttore

Spazio comodo, spazio tranquillo, spazio ordinato.

E’ con questi  tre semplici aggettivi che posso definire in sintesi il mio spazio di lavoro.

Il primo è legato alla mia posizione fisica nel suo interno. Il secondo alla mia percezione uditiva che influenza fortemente la mia capacità di concentrazione. Il terzo, infine, è connesso al punto di vista visivo di quanto esteticamente mi circonda.

Sviluppando questi tre assi percettivi ho scelto di creare intorno a me un ambiente che sia il più possibile idoneo al mio lavoro di traduttore. Penso non sia importante parlare di ambiente legato alla propria passione o specializzazione. Il fatto di essere traduttore editoriale, tecnico o legale non ha per me nessuna incidenza nella scelta dello stile del proprio studio. Spesso infatti chi fa il nostro mestiere è obbligato à scegliere un luogo all’interno del proprio appartamento ed è vincolato ad avere a disposizione spazi esigui, eccetto per chi abita in zone dove il costo immobiliare è ancora contenuto.

Dunque seguendo questi tre punti devo dire che ho preferito la comodità piuttosto della bellezza e ricercatezza estetica. Ho acquistato una poltrona in un grande ipermercato comodissima in stoffa  nera ma esteticamente banale visto che soffro spesso di maldischiena lombare. La scrivania è grande affinché possa appoggiare il mio Mac ed altri dispositivi elettronici. Utilizzo una luce indiretta, leggermente azzurata, per non affaticare troppo la vista. Durante il giorno, quando il tempo è bello sfrutto a pieno la luce di  un’ampia porta finestra che si trova opposta  alla porta di ingresso. Non ho messo tende visto che non ho nessun vis-à-vis e che di fronte a me sorge un parco secolare.

Per in santa pace tradurre ho scelto la stanza più silenziosa dell’appartamento, lontana da fonti di rumore interne ed esterne. Tengo spesso la porta chiusa che ho ricoperto con un sottile strato di materiale fono assorbente. Essenso al 4° piano e avendo doppi vetri non percepisco nessun rumore, neppure il cinguettio degli uccelli che spesso si sofferfano sui rami dei platani antistanti.

La stanza è arredata prevamentemente con colori scuri, pavimento in noce semiscuro, scrivania del medesimo legno, poltrona – come ho già detto estremamente comoda sebbene  non sintonia con il resto del mobilio. Non sono un grande arredatore ma ricerco comunque l’ordine – tutto trova il proprio spazio nel mio ufficio di traduttore; non amo tanti oggetti e la polvere che si potrebbe posarsi sopra. L’unico particolare ‘vezzoso’, degno di nota è un acquario di media dimensione che mi fa compagnia nel più profondo silenzio durante le giornate e le serate di intenso lavoro.

Yann Temple

Da oltre vent’anni  Yann realizza traduzioni nell’ambito tecnico e giuridico. La sua esperienza comprovata gli consente di adeguarsi perfettamente alle più svariate tecnicità dei testi. Predilige soprattutto i documenti che si riferiscono alle catene di produzione (manuali di utilizzo o manutenzione delle macchine utensili), alle schede di prodotto (schede descrittive, cataloghi) ed anche alle diverse norme in vigore nel commercio internazionale (norme I.S.O., norme di conformità per i prodotti pericolosi, ecc.). Possiede, inoltre, una forte conoscenza dei documenti a carattere legale (contratti commerciali, di partenership, di distribuzione, licenze di utilizzo, ecc.).

Spazio alle parole

Le pareti del mio studio sono stracolme di parole sparse qua e la’ in diverse lingue. Ho scelto una tapezzeria ‘poliglotta’ (io ne parlo e scrivo quasi correttamente tre, oltre il francese mia lingua materna). Da me lo spazio è veramente dedicato alle parole.

Parole stampate sulla stoffa del divano ad angolo, sul tappeto dal pelo lungo che ricopre il pavimento in marmo bianco, sul cappello dell’abat-jour posata su un alto sgabello. Sto ricercando un po’ ovunque dei complementi di arredo che seguano questo fil rouge. Attualmente vorrei acquistare un mouse pad che sia sintonia ma nonostante le mie assidue ricerche non l’ho ancora trovato.

La luce del mio spazio è completata da neon forgiati in modo che formino delle parole (la società che li produce artigianalmente è  in provincia di Lecce). Ne ho comperati tre nei tre colori primari e li ho io stessa installati su tre delle quattro pareti disponibili. Sulla quarta è posizionata la mia praticissima ma elegante scrivania abbinata ad una poltrona dello stesso stile.

Le parole scritte mi affascinano – sono un’amante dei libri, la mia libreria ne contiene tanti e non per forza legati alla mia attuale professione di traduttore giuridico. Non folleggio per Internet perché i testi pubblicati non sono « palpabili » ma ne riconosco l’efficacia (ad esempio, ora mi consente di esprimermi e comunicare).

Non ricerco i miei clienti sulla rete come fanno quasi tutti i miei colleghi. Utilizzo ancora il mailing cartaceo o il phoning perché da sempre mi dicono ho una voce gradevole e convincente. Le parole possono convincere, persuadere, affascinare e conquistare.

Il mio spazio non è separato con il resto del ‘mondo’ da una porta tradizionale : è una parete in cristallo temperato a scomparsa che tengo spesso aperta visto che in se non serve a ’nascondermi’ dagli altri. Vi ho pero’ fatto serigrafare in grigio scuro il mio nome per evitare di sbattervi la testa in un momento di mera distrazione, quando la porta scorrevole  si trova chiusa….

Purtroppo non ho delle vere finestre, se non una piccola apertura in altezza che ho valorizzato con un coloratissimo davanzalino rosso dove sfilano dei piccoli oggetti di stile etnico acquistati duranti i miei numerosi viaggi in Asia.

Non vorrei aggiungere altro se non lasciare un po’ di spazio al mistero – adoro la parola spazio perché la si puo’ declinare in infiniti modi. Lo spazio puo’ essere illimitato e lascia libertà al pensiero. Grazie dell’opportunità di scrivere anche se il mio italiano non è perfetto, non sono traduttrice lettararia, ne tantomeno italiana…. Ma vi ringrazio comunque dell’accoglienza.

Sophie Bénéchou

Sophie esercita la professione di traduttrice freelance da oltre dieci anni. Titolare di un diploma in Diritto internazionale e una licenza in traduzioni legali comparate, Sophie ha inizialmente fatto parte dell’équipe interna di una delle più grandi agenzie di traduzioni europee. Ha poi occupato il ruolo di segretaria di direzione in un’importante multinazionale. Tale esperienza le ha consentito di consolidare la sua spiccata propensione verso la traduzione supportata da una valida esperienza aziendale.

 

Spazio allo spazio

Pareti bianche, ambiente luminoso, pochi arredi e tanto spazio, ecco in sintesi il luogo in cui lavoro oltre otto ore al giorno, sabato e domenica inclusi. Sono un grande stakanovista della traduzione, amo il mio mestiere che mi consente di restare veramente attivo e produttivo nonostante la mia non più verdissima età.

Dopo trent’anni di attività nel settore della consulenza aziendale e sviluppo di soluzioni informative, lavoro attualmente come traduttore, ma con tutta la massima sincerità non ho nostalgia dei bei vecchi tempi. Ora posso gestire meglio la mia giornata che puo’ iniziare molto più tardi e protrarsi anche nelle ore notturne, nel pieno rispetto dei miei impegni personali.

L’ufficio, che si trova nel mio appartamento, è un luogo che adoro perché mi sento a mio agio forse ancor di più che nelle altre stanze. Per me non è sinonimo di lavoro, piuttosto di azione e riflessione. E’ arredato in stile prettamente moderno HighTech : pavimento in marmo nero, pareti bianche, tranne una che è ricoperta da una tapezzeria “grigio topo”, scrivania in vetro Air di Gallotti & Radice,  libreria laccata bianca CUBIT; eviterei di farne un semplice elenco della spesa ma ogni pezzo l’ho scelto con grande cura perché la mia passione è il design italiano anche se sono di origine britannica.

Gli ambienti “vecchiotti ” e polverosi Typical English non mi sono mai piaciuti; preferisco lo spazio lineare, pulito e confortevole  dove il traduttore puo’ lavorare con la massima concentrazione, visto che i documenti che traduco richiedono un’attenzione veramente costante. Sia per la localizzazione di software che per le documentazioni marketing/commerciali  devo applicarmi con la massima attenzione e regolarità. E’ per questo che ho scelto una poltrona di lavoro che reputo straordinaria. Prima di acquistarla ho visitato diversi showroom  specializzati in mobili di ufficio e poi l’ho finalmente scelta: una vera fuori classe dell’arredamento e del comfort italico, progettata da Alberto Meda, nel 2004. Peccato che in questo blog non si possano pubblicare le foto degli ambienti. Desidererei mostrare il mio ufficio ai colleghi, ne sarei veramente fiero, ma rispetto lo spirito e la volontà dell’autore di questo graditissimo e nuovo spazio creato espressamente per noi traduttori.

Il mio scritto non è lungo e ammetto di averlo fatto rileggere da mia moglie che è 100% italiana.  Il risultato spero sia piacevole e specialmente efficace nell’aver visualizzato quello che è il mio working place, installato in un bel condominio di un’altrettanto bella città italiana…. Posso aggiungere questo piccolo dettaglio geografico, me lo consentite autori del blog?

Vi ringrazio dell’opportunità e dell’accoglienza nel vostro, nostro spazio privato.

Michael John – la mia pagina con altri colleghi traducteur français anglais che invitero’ in questo spazio
Michael ha lavorato per 15 anni presso una delle più  grandi società esperte in consulenza internazionale per l’implementazione di sistemi informatici di grandi gruppi. Le sue missioni come capo  progetto  consistevano a concepire  la ‘core solution’ in  seguito messa in opera in tutti i siti europei o mondiali dei clienti. Oggi, superata  la sessantina, è diventato traduttore professionale a tempo pieno, specializzandosi nel settore delle tecnologie dell’informazione. I suoi settori di competenza sono molto vasti e coprono molteplici attività tecnologiche: sicurezza informatica, ERP, e-business, CRM, Business Intelligence, software per sviluppo di applicazioni, piattaforme B2B, B2C, B2E, ecc..

Spazio di lavoro – io lo vedo cosi’

Ambiente di lavoro, come poterlo raccontare? Si è creato solo per  caso – io non sono troppo un amante dei dettagli esageratamente elaborati, la mia impostazione culturale è infatti piuttosto fondata sulla razionalità, ma adoro comunque alcuni begli oggetti utili all’arredamento del mio working space. Sono infatti ingegnere meccanico che dopo aver operato nel settore per oltre un trentennio  ha deciso da ormai tre anni di collaborare part-time con diverse aziende del settore come mediatore linguistico.

Sono statunitense bilingue inglese-francese e conosco molto bene l’italiano e lo spagnolo. Mi scuso  se la mia prosa non sarà sempre all’altezza dei miei carissimi colleghi italiani ma ci tengo veramente poter comparire tra i primi contributi di questo blog che è al suo esordio e a cui auguro enorme successo e seguito tra noi traduttori professionali.

Come ho già detto, mi sono installato in questo ambiente di lavoro da ormai tre anni, ci sto bene e cerchero’ in questi pochi paragrafi di ritrarne un po’ il carattere. E’ un locale molto spazioso, ma purtroppo poco luminoso, dalle pareti tinteggiate in noisette, ricoperte da una serie di quadri che ho acquistato durante i miei soggiorni in Italia.  Amo questo paese e la sua cultura di cui  ho voluto impararne la lingua per passione e non, inizialmente, per necessità lavorativa.

Il suo pavimento è un caldo parquet in noce, arricchito da due tappeti orientali parzialmente celati dalla mia scrivania (un bel mobile fine ‘700 inglese) e da una poltrona con tavolino che utilizzo quando intendo rilassarmi dopo qualche ora di lavoro sul mio Mac.

Le sorgenti luminose sono due lampade stile Tiffany  e un lampadario veneziano al soffitto. Come potrete immaginare l’ambiente non è certo moderno perché la mia età ed il mio vissuto mi hanno portato  ad amare gli oggetti che hanno una storia, che ho acquistato durante i miei numerosi  viaggi in Europa.

Sul lato destro della mia scrivania troviamo una semplicissima libreria in acero su quattro piani, dove ho collezionato diversi libri che non hanno nulla a che fare con il mestiere di traduttore tecnico. Sono infatti dei volumi antichi che riguardano la letteratura anglo-ispano-americana. Li ho letti tutti e adoro il loro aspetto un po’ vissuto in cuoio  dalle tinte calde.

Come profumo di ambiente ho scelto quello della lavanda provenzale che viene costantemente emanata da una piccola anforetta « diffusore » appoggiata su un angolo della mia scrivania.  Questa piacevole essenza dona un  tocco fresco all’ambiente ed è stata mia moglie a pensarci acquistandola l’estate scorsa a Mentone, splendida cittadina in Costa Azzurra.

Credo di aver svelato cosi’ il luogo in cui lavoro, almeno a livello ambientale visto che non ho specificato affatto la città o lo stato in cui si trova. Ritengo sia giusto cosi’ visto che lo scopo di questo blog sia di descrivere degli ambienti di lavoro che si trovino in diversi parti del mondo senza mai rivelarne esattamente la collocazione geografica. Si tratta infatti degli spazi dei traduttori che di per se non hanno un’unica nazionalità visto che spaziano con il loro mestiere sempre oltre le frontiere geografiche. Di fatto è l’essenza stessa di questa professione che non ammette vincoli territoriali ma che crea degli spazi linguistici autenticamente aperti.

David Sanson

Ex ingegnere meccanico, lavora attualmente come traduttore tecnico per diverse agenzie in Europa e Stati Uniti.

Lo spazio in cui lavoro mi assomiglia – « traduce » veramente me stessa

Non è un semplice gioco di parole. E’ vero’ che lo spazio che mi accoglie quando sto traducendo è simile a cio’ che apprezzo maggiormente nella vita : precisione, chiarezza e confort. Intorno a me ritrovo un luogo luminoso e ben arredato – amo infatti il design italiano ed è per questo che tutto nel mio ufficio è elegante e un po’ minimalista. Le tinte sono le optical bianco e nero, con una punta di verde pastello accennata dai cuscini del piccolo divano ad angolo e dalle tendine a pacchetto che sono solitamente leggermente sollevate.

Mi trovo bene perché in questo spazio curato riesco a riflettere e “consultare” me stessa e le varie risorse che mi supportano nell’esercizio della traduzione. Traduttrice professionale dal 2004, lavoro per diverse agenzie tra cui l’agenzia di traduzioni tecniche Traduzione-in e direttamente per una decina di validi clienti. Sono nata dalla traduzione editoriale ma successivamente  ho allargato le mie conoscenze acquisendo anche una specializzazione nella traduzione legale.

Lo spazio che mi circonda è sicuramente importante quando lavoro perché tutto è orchestrato per rendere il flusso traduttivo più rapido e preciso possibile. Non consulto altri media eccetto il mio PC portatile, non amo utilizzare Smartphone o ipad  – sono effettivamente ancora un po’ all’antica, ossia appartengo all’era del portatile tout court.  Ne cambio uno ogni anno perché purtroppo per loro e per le mie finanze, traducendo li distruggo, non perché vi digito energicamente ma perché tengo aperte sempre mille applicazioni e sembra sia un’abitudine fatale per questi fragili ma utilissimi strumenti del traduttore moderno.

Non ascolto musica di sottofondo, neanche a basso volume ; preferisco intendere il mio pensiero che si confronta con i messaggi  dell’autore che sto traducendo (questo nel caso  di traduzioni di libri o altri testi editoriali). Qualsiasi piccolo rumore mi puo’ disturbare : è per questa ragione che sto pensando di far insonorizzare la stanza. Sembrerebbe un po’ esagerato ma ne sento l’esigenza perché solo con il silenzio riesco bene a concentrarmi.

Anche la luce ha la sua importanza nel mio spazio di traduttore. Non amo affatto i lampadari anche se sembrano ritornare di moda. Ho studiato tre punti luci in tre angoli della stanza. La sera li accendo tutte e tre e mi concentro sulla traduzione che sto realizzando ; mi capita di lavorare sino a notte tarda e quindi cerco di non avere mai un riflesso diretto sullo schermo del PC che potrebbe peggiorare la mia lieve miopia.

Ho appena acquistato un piccolo frigorifero stile anni ’50, che tengo sempre ben fornito di acqua Perrier e frutta fresca. Rimanendo sedentaria molte ore al giorno, mentre lavoro non mangio cosette più appetitose che potrebbero nuocere troppo alla mia linea. Ho tradotto alcuni mesi fa un sito che trattava il tema del benessere fisico e ne sono rimasta affascinata. In effetti ne sono un pochino adepta e penso che il prossimo acquisto sarà una macchina cardio-fitness che mettero’ in un piccolo spazio rimasto, ma deve essere esteticamente bella visto che per me anche l’occhio vuole la sua parte….

Laura Vigorelli

Laureta in Mediazione Linguistica presso l’Università di Nantes, ha scelto da subito la vocazione alla traduzione indirizzandosi nel settore editoriale. Successivamente si è specializzata nella traduzione legale presso l’università di Montreal.Ha tradotto, in 8 anni di attività decine, di libri, siti e documenti legali. Collabora da oltre 6 anni presso l’agenzia di traduzione Traduzione-IN dove copre anche mansioni di rilettore e project manager.

Il mio spazio chiuso che si apre al mondo

In verità non è il solo luogo dove esercito la mia professione : il mio PC infatti condivide settimanalmente alcuni angoli di due appartamenti distinti, ma questo è certamente quello che preferisco per la sua intima quiete ed eleganza. Ho intorno a me tutto cio’ che mi serve, senza che appaia un ambiente stracolmo di volumi polverosi ostentati come « trofei » di una lunga e veneranda « carriera traduttoria ». Ho cominciato questa professione quando i libri stavano per lasciare finalmente il passo ad Internet, ai forum e ai glossari in formato elettronico. I mobili intorno a me sono tutti antichi, dallo stile décapé provenzale, visto che a pochi passi da qui il mar Mediterraneo accarezza gradevoli spiagge di sabbia chiara. Ho la fortuna infatti di lavorare a Antibes in Francia ; quando sono troppo stanca, in estate, non nascondo che stacco un attimo e vado volentieri a rilassarmi in spiaggia. Essere traduttore freelance ha infatti i suoi vantaggi anche se l’isolamento prolungato è un aspetto che non bisogna sottovalutare quando si sceglie questa professione. Io preferisco lavorare in città, in passato vivendo in piena campagna, mi trovavo chiusa nel mio ambiente per ore ed ore senza la possibilità, qualora ne sentissi il bisogno, di immergermi del mondo attivo di una vivace cittadina.

A mio parere il traduttore ha bisogno di calma e raccoglimento, ma l’isolamento forzato non giova certo allo suo spirito creativo. Quando lavoravo in Borgogna all’inizio adoravo la mia stanza; purtroppo non conservo nessuna foto di tale soggetto, ma il ricordo di quelle pareti in pietra a vista, le travi in legno, i mobili rustici, le ampie finestre e i lucernari è impresso nella mia mente in maniera quasi indelebile. E’ strano come il traduttore, pur navigando artificialmente nei diversi oceani testuali (mi riferisco soprattutto al traduttore letterario) ha bisogno di ancorarsi di tanto in tanto in un porto conosciuto e sicuro : la stanza che lo accoglie. Quell’ambiente mi ha giovato ma francamente preferisco la logistica attuale. La bella stanza isolata in campagna aveva certo un forte fascino, specialmente nei primi tempi, ma con lo scorrere dei mesi la doppia solitudine mi soffocava un po’, facendo sorgere in me un desiderio di evasione in un mondo più dinamico.

La stanza attuale mi accoglie calda e solare, anche se non farei certo a meno della climatizzazione, che mi rinfresca piacevolmente durante ore e ore di totale concentrazione. Lavorare al caldo e all’umido è infatti inconcepibile per me. Il fatto di sentirsi sudati e a disagio rallenta notevolmente la mia concentrazione : tutto deve favorire alla perfetta riuscita del lavoro e nei tempi più brevi possibili. Anche il disordine è per me insopportabile : ogni giorno prima di installarmi nella mia postazione ripasso il pavimento, spolvero gli arredi, bagno le piccole piantine che mi fanno compagnia e vaporizzo nell’aria un ottimo prodotto agli olii essenziali, che, abbinato alla freschezza dell’aria, rende l’ambiente ancora più gradevole e propizio ad un’attività intellettuale piacevole e fruttuosa.

A mio parere il traduttore crea il suo ambiente di lavoro quasi a sua « immagine e somiglianza » più di qualsiasi altro professionista. L’ambiente non ha l’obbligo di essere adeguato al ricevere della clientela come per un avvocato, uno psicologo o un consulente finanziario, quindi non ha vincoli in questo senso. Non ha bisogno di strumenti troppo voluminosi come un medico specialista : il traduttore è libero di arredare il suo microcosmo quasi senza limiti, seguendo i propri gusti e aprendosi al mondo come fosse una finestra libera da vetri ed ostacoli.

Elisabetta Bertinotti

Laureta in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha iniziato la sua carriera come regista di supporti multimediali e  multilingue ed assistente di produzione presso due importanti agenzia di comunicazione milanesi, coltivando da sempre l’amore per la scrittura e la creazione linguistica legata al mondo della pubblicità e delle imprese. All’inizio del 2002 si trasferisce in Francia e con un’équipe franco-italiana fonda lo studio di traduzioni Lipsie Languages. Nei primi anni di attività lavora intensamente oltre 10 ore al giorno su innumerevoli progetti, spaziando dai settori culturali/artistici, tecnici, legali ed informatici, soddisfando puntualmente il suoi clienti grazie alla sua straordinaria polieditricità. Attualmente sceglie unicamente di tradurre testi dal taglio letterario dal francese, scrive sul suo blog e sui siti dell’agenzia di traduzioni articoli di settore. Ama Internet e le sue inesauribili risorse che cerca di sfruttare al meglio per sponsorizzare efficacemente la sua professione e l’azienda in cui lavora.

 

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